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Gli articoli pubblicati sono redatti dai volontari del servizio civile impegnati nel progetto "Itinerari Possibili"

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SERVIZI GIURIDICI

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: Tribunale dei minori o sezione specializzata per la famiglia

 

     Riforma della giustizia minorile: dettata da un allarme sociale balzato alla luce dei media in virtù di alcuni casi eclatanti del nostro recente passato. Riforma questa che però non aiuterebbe più l'inclusione dei ragazzi ma aumenta le misure restrittive. Sono al vaglio delle Camere due disegni di legge approvati dal Consiglio dei Ministri sulle competenze del Tribunale per i Minorenni in materia civile e penale.

 

     Il disegno di legge prevede la soppressione dei Tribunale per i Minorenni e l’istituzione delle sezioni specializzate per la famiglia presso i tribunali ordinari, che dovrebbero occuparsi di tutte le controversie in materia civile. Nel porre maggiore attenzione a separazioni, divorzi, adozioni, affidamenti e tutele, il minore, nel nuovo disegno di legge, rischia di perdere quella posizione centrale che oggi ricopre nei Tribunali per i Minorenni e di essere considerato solo una delle parti del soggetto famiglia, quindi non più riconosciuto come titolare di diritti prioritari, così come previsto dalla Convenzione ONU e Convenzione dell’Aja. La figura del Giudice Onorario non compare più nelle Sezioni Specializzate. Scelta che determinerà la perdita di un importante patrimonio culturale e professionale in quanto il Giudice Onorario, per la sua specifica professionalità nel campo minorile, garantisce una possibilità di giudizio multidisciplinare".

 

      Nel disegno di legge in discussione si torna ad attribuire competenze nell’ambito civile ad un organo dello Stato, quale l’Ufficio di Servizio Sociale per i minorenni della Giustizia, "tornando indietro di 25 anni". Il DPR 616/77 aveva trasferito la materia agli uffici di servizio sociale degli Enti Locali, in quanto, proprio per la loro dislocazione sul territorio, ritenuti più vicini ai bisogni della famiglia e dei minori e in grado di individuare e intervenire tempestivamente a tutela dei minori. Ma d’altro canto la proposta di legge non sembra prendere in considerazione i servizi sociali come servizi in grado di fornire aiuto nelle situazioni di bisogno, mentre appare evidente l’intenzione di volerli relegare ad un ruolo di controllo, più vicino ad un compito ausiliario di forza pubblica, riducendoli alla sola esecuzione dei provvedimenti civili. Particolare preoccupazione suscita anche la proposta di riforma relativa alla materia penale minorile. Bisogna, però, distinguere l’allarme sociale, che si è creato a seguito di fatti eclatanti e ha condotto a tale proposta legislativa, dal reale fenomeno della delinquenza minorile.

 

     Il nuovo disegno di legge sembra non tutelare più il percorso individuale di inclusione sociale del minore orientandosi maggiormente sulla tipologia del reato e sull'incremento delle misure restrittive. Se l’intenzione è quella di escludere i minori che hanno commesso i cosiddetti reati gravi da alcuni benefici, va evidenziato al legislatore che non sempre ad un reato grave corrisponde una effettiva pericolosità sociale e che, invece, dietro a reati lievi ci possono essere gravi problemi. Le situazioni vanno valutate per le loro specificità e il contributo dei servizi sociali della Giustizia può aiutare il Giudice, che se ne avvale, a coniugare l’esigenza di aiuto e sostegno alla crescita del minore con quella di giustizia e di sicurezza sociale. Magistrati, Giudici Onorari, Assistenti Sociali, organismi del privato e volontari, pur convinti dell’importanza e necessità di una riforma del settore, si interrogano sui nuovi orientamenti. Il Coordinamento Assistenti Sociali della Giustizia (CASG), ha evidenziato in un documento, inviato ai parlamentari, ai componenti della commissione giustizia, agli Uffici Centrali del settore minorile, i rischi dell’applicazione di tale riforma

 

     Per Ernesto Caffo, (Presidente di Telefono Azzurro) il problema non consiste soltanto nel riunire le competenze del tribunale dei minorenni e di quello ordinario in un unico tribunale della famiglia o dei minori, oppure formare sezioni specializzate all’interno del tribunale civile: va innanzitutto “potenziato il numero dei magistrati specializzati in materia minorile e familiare, con competenze specifiche”.

 

     Per quanto concerne la proposta di riforma del processo penale minorile, “rischia di essere l’ennesima parziale integrazione di una legislazione minorile ancora disorganica, spesso contraddittoria e sostanzialmente non omogenea”, ha commentato il presidente di Telefono Azzurro. È in aumento, infatti, non la criminalità minorile ma piuttosto il “disagio degli adolescenti”. I dati sui minori denunciati nel 2000 parlano chiaro: 38.963, con un decremento dell’11,2% rispetto al ’99; i minori di 14 anni sono il 18,2%, mentre in totale i ragazzi stranieri denunciati arrivano al 15,4%. Nel 54,8% si tratta di reati contro il patrimonio, mentre il 23,7% sono reati contro la persona, tra cui la violenza sessuale (solo l’1,4% del totale). In questo scenario “non è con incremento di pene che possiamo risolvere in parte il disagio degli adolescenti”, ha ribadito Caffo, denunciando anche i “limiti delle strutture e delle comunità per adolescenti”, accanto ai ritardi delle politiche in questo ambito. I percorsi di detenzione, dunque, dovrebbero essere “fortemente orientati al recupero e al sostegno, non alla sanzione e alla punizione”.

 

 

Minori e giustizia: flussi di utenza dei Centri 
di prima accoglienza (CPA) - I semestre 2002

Movimenti
e presenze

ITALIANI

STRANIERI

TOTALE

M

F

M+F

M

F

M+F

M

F

M+F

INGRESSI

accompagnato

9

1

10

18

3

21

27

4

31

arrestato

718

43

761

623

258

881

1.341

301

1.642

fermato

47

0

47

38

4

42

85

4

89

Totale

774

44

818

679

265

944

1.453

309

1.762

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

USCITE

Con applicazioni di misura cautelare

prescrizioni

157

9

166

42

8

50

199

17

216

permanenza in casa

214

7

221

48

34

82

262

41

303

collocamento in comunità

151

5

156

116

11

127

267

16

283

custodia cautelare

104

6

110

248

57

305

352

63

415

Uscite per altri motivi

minore di 14 anni

1

0

1

18

82

100

19

82

101

decorrenza termini

0

0

0

1

0

1

1

0

1

remissione in libertà

102

12

114

128

47

175

230

59

289

maggiorenne

0

0

0

8

1

9

8

1

9

minore in stato di gravidanza

0

0

0

0

6

6

0

6

6

mancanza di altri presupposti

34

3

37

61

10

71

95

13

108

non specificato

0

0

0

0

1

1

0

1

1

altro

7

1

8

6

4

10

13

5

18

Totale

770

43

813

676

261

937

1.446

304

1.750

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presenti al 30/06/2002

11

1

12

5

5

10

16

6

22

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presenza media nel periodo

15,6

0,8

16,4

11,8

4,5

16,3

27,4

5,3

32,7

Fonte: Dipartimento Giustizia Minorile  - Servizio Statistico

 

Minori e giustizia: composizione percentuale degli ingressi nei Centri di prima accoglienza - I semestre 2002
Secondo: nazionalità; sesso; provvedimento; età; motivo 

 

 

 

 

 

Composizione percentuale degli ingressi nei CPA 
Secondo la nazionalità

Stranieri

54%

 

 

 

Italiani

46%

 

 

 

Composizione percentuale degli ingressi nei CPA 
Secondo il sesso

Maschi

82%

 

 

 

Femmine

18%

 

 

 

Composizione percentuale degli ingressi nei CPA 
Secondo il provvedimento

Arrestato

93,19%

 

 

 

Fermato

5,05%

 

 

 

Accompagnato

1,76%

 

 

 

Composizione percentuale degli ingressi nei CPA 
Secondo le classi di età

16-17

63%

 

 

 

14-15

26%

 

 

 

<14 anni

9%

 

 

 

18 e oltre

2%

 

 

 

Composizione percentuale delle uscite dai CPA 
Secondo il motivo

Applicazione della custodia cautelare

 

24%

Applicazione della misura cautelare della permanenza in casa

17%

Remissione in libertà

 

17%

Applicazione della misura cautelare del collocamento in comunità 

16%

Altre uscite

 

14%

Applicazione della misura cautelare delle prescrizioni

12%

Fonte: Dipartimento Giustizia Minorile  - Servizio Statistico

 

 

     Sempre secondo il presidente di Telefono Azzurro, altra nota dolente è il numero eccessivo di minori nelle case di accoglienza per periodi di tempo “troppo prolungati, a danno dei minori stessi e con costi notevoli per le istituzioni”, anche perché i tempi dei processi sono troppo lunghi”. Ad oggi risultano in istituto oltre 28mila ragazzi, il 76,6% dei quali per “problemi familiari, relazionali, economici o abitativi”, ha notato Caffo, evidenziando anche “carenze gravi nella psicologia giuridica e forense” e al tempo stesso “le scarse risorse economiche e numeriche dei tribunali dei minori”. Occorre quindi “una formazione integrata fra magistrati, avvocati e operatori dei servizi”. E riunire tutte le competenze dinanzi al giudice civile, “pur specializzato e formato su temi del bambino”, si deve pensare anche alla “rappresentanza concreta dei diritti del bambino nel processo che lo riguarda”; perciò sarà sempre più necessario prevedere “una voce autorevole che rappresenti il bambino all’interno del processo, quale l’avvocato del bambino stesso”.

 

     Esiste inoltre il pericolo che il riordinamento della giustizia minorile non venga attuato costruendo un sistema migliore, ma limitandosi a degli emendamenti ai disegni di Legge 2517 e 2501. – si legge nel testo - e Linee Guida per la riforma della giustizia minorile in Italia, diffuse lo scorso 19 luglio 2002, sono un segno inequivocabile dell’indirizzo delle associazioni e ONG operanti in Italia per la tutela dei diritti dei minori: sottolineano la necessità che il superiore interesse del minore sia il cardine attorno al quale ruoti la riforma della giustizia minorile e che al minore sia garantita una adeguata tutela nel corso dei procedimenti civili e penali che lo riguardano, nel costante riferimento alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Secondo LE ONG La riforma della giustizia minorile necessita di adeguate risorse economiche, umane e strutturali che riescano a garantire l’ascolto del minore, la sua assistenza psico-sociale e legale, oltre che il rispetto del principio della specializzazione adeguata degli organi della giustizia minorile e la loro reale capillarità sul territorio nazionale, per consentire ai giudici un rapporto più proficuo con i servizi locali.

 

     I recenti emendamenti, attualmente in discussione alla Camera, se da un lato mostrano il desiderio di un riordino del sistema della giustizia minorile, dall’altro non tengono conto delle indicazioni delle Linee guida espresse dalle associazioni che da anni lavorano a fianco dei minori, dando così una risposta parziale a quella che è un’esigenza fondamentale del nostro Paese: assicurare ai bambini e ai ragazzi un sistema giudiziario minorile con strutture adeguate sul territorio, equo, efficiente, teso al recupero e non alla loro penalizzazione o al loro annullamento all’interno di un sistema giudiziario a misura di adulto. Le ONG invitano il Parlamento e il Governo a rivedere nel complesso le proposte di riforma del sistema giudiziario minorile con responsabilità e lungimiranza e tenendo presente il principio dell’interesse superiore del bambino, come espresso negli articoli della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.

 

 

Tommaso Bongermino       

Volontario Servizio Civile       

Fondazione “R. Semeraro”     

Cooperativa “Solidarietà Salento”     

 

Riferimenti bibliografici

 

 
 

 

ultimo aggiornamento 07-lug-2004    

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