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Minori e disagio
Un mondo senza
discordie, conflitti o violenza, sarebbe sicuramente un mondo migliore,
destinato, purtroppo, a rimanere solo un bel sogno, mera utopia. Gli scontri, le
discordie, le diversità sono una componente ineliminabile dei rapporti sociali
interpersonali, ma questo non costituisce un problema, anzi, dà colore e vita al
mondo. Il conflitto diviene problema se, invece di risolversi in dialogo e
confronto, sfocia nella violenza, nell'abuso, nel maltrattamento, i cui effetti
sono ancora più dannosi e malefici se diretti contro determinate categorie di
individui: minori, donne, anziani. Negli ultimi anni l'attenzione si è
concentrata soprattutto sui minori, in quanto meno in grado, rispetto ad altri,
di difendersi o far valere autonomamente i propri diritti, quindi, proprio per
questo, maggiormente a rischio e bisognosi di tutela.
In effetti, i
dati ISTAT (1999) evidenziano un aumento considerevole, pari al 17%, dei casi di
maltrattamento sui minori denunciati. Se da un lato questo potrebbe considerarsi
un dato positivo, attestante il crollo del muro di omertà creato intorno al
fenomeno da parte degli ambienti coinvolti, dall'altro, invece, preoccupa
l'aumento esponenziale delle violenze. In realtà, non sappiamo con certezza
se sia aumentato l'abuso sui minori o se stia venendo alla luce un fenomeno
rimasto sommerso per troppo tempo.
Finora
abbiamo parlato di maltrattamento ed abuso, ma qual è il reale significato di
questi termini, e cosa comportano per chi li subisce?
Si è soliti
distinguere diverse tipologie di maltrattamento:
-
l'abuso
sessuale: è forse la forma più lesiva di maltrattamento, con ripercussioni
gravissime sullo sviluppo psico-fisico. E' definito come ogni contatto
sessuale, tra un adulto ed un minore di 18 anni, in cui il minore viene usato
per la gratificazione sessuale dell'adulto. Rientra nella categoria, non solo
il contatto fisico, ma anche l'esposizione del minore ad atti o immagini
pornografiche;
-
il
maltrattamento fisico: che ricomprende, tra l'altro, sistemi punitivi che
nulla hanno a che vedere con l'educazione;
-
trascuratezza ed incuria: si caratterizza per lo stato di abbandono in cui
il bambino versa. Si tratta di una situazione in cui i genitori, o chi per
loro, non offrono cure adeguate al bambino: non pulirlo, non nutrirlo, non
vestirlo, trascurarne le necessità mediche o scolastiche, sono tutte
manifestazioni di questo tipo di maltrattamento;
-
ipercura:
al contrario della trascuratezza e dell'incuria, si tratta di un eccesso
di attenzioni rispetto ai reali bisogni del minore, che possono addirittura
sfociare in un continuo ed inutile ricorso medico o nella somministrazione
ingiustificata di farmaci, con ovvie conseguenze negative non solo sulla sfera
psicologica ma anche su quella fisica;
-
maltrattamento psicologico: è quel tipo di violenza che non tiene conto
della sensibilità e delle esigenze affettive del minore, mortificandone
l'autostima, pretendendo che si conformi ai desideri dell'adulto
influenzandone le scelte. Si tratta, in sostanza dell'incapacità di valutare i
bisogni del bambino;
-
violenza
assistita: protagonisti sono quei bambini testimoni di violenze familiari
che, senza un adeguato aiuto psicologico e sociale, rischiano di diventare
adulti violenti come i loro genitori;
-
minori a
rischio: ovvero, più correttamente, bambini, bambine e adolescenti in
situazione di rischio.
In materia
sono state condotte diverse ricerche, tra le più recenti ricordiamo l'indagine
svolta sul territorio salentino dalla "Cooperativa Sociale Solidarietà Salento"
(della Fondazione Semeraro), i cui risultati sono stati resi noti nel corso di
un convegno dal titolo "Minori e disagio" svoltosi a Lecce il 28-29 maggio 2004.
Dall'indagine,
che ha dato un importante contributo di informazione e sensibilizzazione sulle
problematiche minorili, sono emersi dei dati sconcertanti. Primo fra tutti il
fatto che circa il 98% degli abusi avviene in famiglia. Proprio
l'ambiente domestico, che dovrebbe rappresentare il naturale luogo di crescita e
di sviluppo per il minore, un luogo ovattato in cui trovare protezione e
rifugio dai pericoli esterni, diventa, invece, la tana del lupo, il luogo
in cui il sorriso di un bambino può spegnersi per sempre, per mano di chi
dovrebbe amarlo di più: i suoi genitori. Quasi nell'80% dei casi è il padre
che si rende protagonista di violenza assistita, maltrattamento psicologico e
fisico; la figura materna è coinvolta, invece, nel 70% dei casi, nell'ipercura a
danno del minore.
Ma in
che modo è possibile prevenire la violenza? Un ruolo di primissimo piano
spetta alla scuola, dove passano e non fugacemente, milioni di minori. Sono
gli insegnanti, quindi, che più di ogni altro hanno la possibilità ed il dovere
di rilevare e denunciare situazioni di disagio minorile alle autorità
competenti. Il dovere che si chiede oggi alla scuola va al di la della
semplice istruzione: è la formazione di un adeguato sviluppo emotivo-relazionale.
Per porre
rimedio ai danni ormai subiti da una possibile violenza, quelli della
Cooperativa Solidarietà Salento, grazie all'aiuto della famiglia Semeraro, hanno
ideato un centro per minori e donne in difficoltà attraverso la
ristrutturazione e la trasformazione di un vecchio tabacchificio appartenente
alla famiglia di imprenditori salentini. Il centro di accoglienza potrà
ospitare tre mamme con bambini, sei adolescenti, un centro studi per la
rilevazione dei bisogni del territorio, un luogo neutro in cui i minori potranno
essere osservati sulla base di quanto disposto dall'autorità giudiziaria o dai
servizi sociali. Scenario di lavoro per i contadini del passato, le antiche
volte diventeranno tetto e rifugio per persone in difficoltà.
Bibliografia essenziale di riferimento:
Roberta Pichierri
Volontario Servizio Civile
Fondazione “R.
Semeraro”
Cooperativa
“Solidarietà Salento”
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