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Il ruolo dello
psicologo nella perizia psicologica
L'ascolto di un minore, vittima
presunta di abuso sessuale, comporta, per il tecnico incaricato di perizia ed
anche per chi debba compiere un lavoro più prettamente clinico, una serie di
imponenti difficoltà e resistenze.
Tali difficoltà hanno una
triplice origine:
-
Esterna: riguardante il
soggetto da esaminare, il suo mondo interno, il suo entourage relazionale
-
Ambientale: relativa
cioè al contesto in cui si svolge l'accertamento peritale
-
Interna: comprendente
l'insieme di emozioni che inevitabilmente si formano nell'apparato psichico
dell'osservatore.
Riguardo al primo punto, le più
importanti difficoltà, relative al soggetto da esaminare, derivano dalla natura
e dal destino dell'esperienza traumatica che il perito si appresta a conoscere.
Compito del perito è infatti, quello di accertare la credibilità di eventi la
cui rappresentazione all'interno della coscienza della vittima può andare
incontro a diverse e complesse vicende.
Può accadere infatti, che il
soggetto sia solo parzialmente o solo a momenti, consapevole dell'autenticità di
fatti realmente accaduti. Questo si verifica poiché l'esperienza di abuso
sessuale non è pensabile dall'apparato mentale di un bambino, come peraltro ogni
altra esperienza traumatica. Ogni qualvolta la barriera mentale viene forzata,
ciò che viene introdotto nella mente del bambino vi si deposita in forma scissa,
alla maniera di un corpo estraneo (Guasto, 2001).
Un bambino, dunque,
difficilmente potrà compiutamente ricordare o totalmente dimenticare un abuso
sessuale, in quanto per lui impensabile. Le sue dichiarazioni saranno quindi
espresse in termini contraddittori, costituite da rivelazioni e ritrattazioni,
oppure ricche di elementi strani o improbabili. Questo vuol dire che il processo
penale per giungere alla verità non dovrà imporre i suoi tempi ed i suoi schemi
adultocentrici come modalità di lettura della realtà ma dovrà essere più
rispettoso di ciò che è il danno psicologico provocato dalla violenza e dovrà
trovare modelli di lettura della realtà diversi, adatti a cogliere gli elementi
significativi presenti in ciò che i bambini ci comunicano.
Per ciò che riguarda il secondo
punto, relativo al contesto in cui si svolge la perizia, bisogna tener presente
che le esigenze procedurali spesso non pongono il perito in condizioni ideali
per svolgere il suo lavoro. Innanzitutto i tempi processuali costituiscono un
ostacolo, in quanto raramente coincidono con i tempi necessari ad ottenere una
completa apertura della vittima, e quindi una soddisfacente testimonianza.
Inoltre le regole da rispettare non sono sempre compatibili con la natura degli
accertamenti da svolgere. Infatti è pratica diffusa che gli accertamenti
peritali sui minori vengano ancora effettuati attraverso colloqui in compresenza
di consulenti di parte, mentre le tecniche di valutazione nell'ambito della
psicologia clinica e della psichiatria infantile richiedono un'atmosfera diversa,
rispetto alla quale la presenza di più osservatori è normalmente considerata
fattore non solo disturbante ma addirittura fuorviante.
La trattazione del terzo punto,
che riguarda le resistenze controtransferali del perito necessità di alcune
considerazioni preliminari.
Innanzitutto bisogna considerare la peculiarità dell'oggetto d'indagine
dell'analisi psicologica, che in quanto essere vivente attribuisce al processo
conoscitivo caratteristiche particolari:
-
Impossibilità di impedire un
influenzamento e quindi una modifica dell'oggetto d'indagine da parte
dell'osservatore, da cui la necessità di includere l'osservatore stesso nel
campo d'indagine
-
Aspetto congetturale della
metodologia d'indagine
Per questi motivi, come
evidenzia Borgogno, l'osservatore "non può affidarsi principalmente alla
percezione, bensì deve utilizzare la sua esperienza, la sua immaginazione, la
sua empatia, utilizzando di più le immagini e i sentimenti, le introiezioni e le
proiezioni, le sensazioni e i pensieri, e ridimensionando il ruolo dei dati
sensoriali e delle loro relazioni logiche. Il carattere vitale e trasformativo
dell'oggetto di conoscenza promuove nell'osservatore angoscia, poiché lo implica
direttamente e gli richiede una messa in questione a livello d'identità.
L'osservatore è pertanto portato ad evitare la relazione e l'accoppiamento tra
il sé e l'oggetto, privilegiando metodologie che dell'oggetto esplorano un
aspetto morto o ideale".
Quindi l'atteggiamento
empatico, che spesso viene tacciato di non neutralità e di scarsa
professionalità, è al contrario una condizione indispensabile per ottenere
l'apertura della vittima. Infatti bisogna sempre porsi dal punto di vista
del minore e chiedersi quale sia il significato che egli attribuisce
all'atteggiamento del proprio interlocutore tecnico. Un atteggiamento non
empatico, distaccato e neutrale, corrisponde ad un corretto atteggiamento
super partes, ma non è assolutamente rassicurante nei confronti di un minore
che abbia subito un maltrattamento.
La relazione che si
instaura tra colui che interroga e colui che viene interrogato risulta essere
determinante ai fini della raccolta della sua testimonianza. Ma nonostante la
psicologia clinica dell'età evolutiva privilegi invariabilmente l'empatia e la
relaziOne, la psicologia giuridica risulta essere spesso legata al concetto di
neutralità scientifica, che determina un allontanamento dello psicologo dai
reali bisogni dei bambini, e di conseguenza dalla verità.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE DI RIFERIMENTO
- Borgogno, F., L'illusione di osservare,Giappicchelli, Torino, 1978.
- Guasto, G., Abuso e mondo interno: trauma, difese, devastazione,
mentalizzazione, Angeli, Milano, 2001.
- Roccia, C., Guasto, G., La perizia psicologica nei casi di abuso
sessuale ai danni dei minori.
- www.opsonline.it
- www.soschild.org
Stefania Modesto
Volontario Servizio Civile
Fondazione “R.
Semeraro”
Cooperativa
“Solidarietà Salento
Sintesi
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