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PATOLOGIE

I disturbi del linguaggio

 

Un disturbo del linguaggio è un’alterazione del normale processo di sviluppo e acquisizione delle capacità di comprensione e/o di esprimere un pensiero. I disturbi possono essere acquisiti, i quali compaiono a causa di una malattia ( spesso a carico del cervello ), o congeniti, presenti fin dalla nascita e che impediscono il regolare sviluppo delle capacità linguistiche. E’ importante individuare quanto prima l’esistenza di un disturbo nel bambino, per evitare che le sue difficoltà siano interpretate come svogliatezza o scarsa intelligenza, o che siano sottovalutate nella convinzione che, prima o poi, scompariranno senza lasciar traccia. Inoltre è facile che questi disturbi influiscano su altri aspetti del linguaggio, dando luogo ad un circolo vizioso difficile da interrompere.

Nelle prime fasi di sviluppo, il linguaggio è sinonimo di comprensione.

 

Autismo

 

L’autismo è una grave patologia che si manifesta durante i primi tre anni di vita del bambino e che si caratterizza per l’isolamento del soggetto rispetto al mondo esterno. Tale isolamento sembra dipendere da un disturbo nella capacità innata di sviluppare il contatto affettivo con gli altri. Ciò determina una grave alterazione della comunicazione e del linguaggio.

E’ solo dal 1980 che il disturbo autistico è incluso in una classificazione diagnostica come entità clinica separata ed indipendente fra i disturbi generalizzati dello sviluppo, vale a dire fra quei disturbi caratterizzati da una grave e generalizzata compromissione in diverse aree dello sviluppo.

 

1. Classificazioni di autismo     

 

Leo Kanner utilizzò il termine autismo per indicare una specifica sindrome, definita autismo precoce infantile, i cui pazienti erano tendenti all’isolamento, autosufficienti, felici se lasciati soli, poco reattivi in ambito relazionale; la maggior parte di loro appariva muta o con un linguaggio ripetitivo, alcuni mostravano una caratteristica inversione pronominale, molti avevano una paura ossessiva che avvenisse qualche cambiamento nell’ambiente circostante, mentre altri presentavano specifiche abilità molto sviluppate ( es. memoria di date ) accanto, però, ad un ritardo mentale generalizzato. Kanner aveva ipotizzato “un’innata incapacità a comunicare” degli autistici quale causa di tale comportamento di chiusura.

 

Negli anni seguenti lo psichiatra infantile, partendo dall’analisi delle famiglie che si presentavano alla sua attenzione, fece la deduzione avventata che i genitori ( specie la mamma ), troppo “freddi”, distaccati e perfezionisti, privi di senso dell’umorismo, fossero, con il loro comportamento, la causa dell’autismo dei figli. I casi presentavano disturbi caratterizzati da:

  • tendenza a rimanere mentalmente soli;

  • ripetizione di semplici movimenti, espressioni e pensieri;

  • memoria meccanica eccellente, capacità di ricordare strutture e sequenze complesse, vocabolario articolato, fuorché per l’uso dei pronomi.

Hans Asperger definì un disturbo che interessava una determinata popolazione infantile con sintomi in parte simili a quelli descritti da Kenner, i cui soggetti erano caratterizzati da un’eccellente memoria, da modalità comportamentali e relazionali eccentriche, dall’ossessione per alcuni argomenti. I bambini affetti dalla sindrome di Asperger possono diventare individui funzionanti ad alto livello, in grado di mantenere un lavoro, di essere ben inseriti nel contesto sociale e di vivere in maniera indipendente.

Asperger individuò tre aree nelle quali i soggetti differivano da quelli di Kanner:

 

1.      linguaggio: i soggetti avevano un eloquio scorrevole;

2.      motricità: i bambini risultavano impacciati rispetto a compiti di motricità complessa;

3.      capacità di apprendere: erano descritti come “pensatori astratti”.

 

Alla fine si configurarono due tipi di quadri diagnostici: l’autismo di Kanner e la Sindrome di Asperger.

Il concetto di autismo ha subito pertanto notevoli modifiche; nella nuova classificazione internazionale, l’autismo è compreso nei disturbi dello sviluppo.

 

2. Disturbi mentali associati

 

Associata alla patologia di autismo, si riscontra spesso una diagnosi di ritardo mentale, anomalie nello sviluppo delle capacità cognitive, che solitamente si presentano in modo irregolare. I soggetti sono spesso iperattivi, hanno difficoltà a mantenere l’attenzione, sono spesso impulsivi e a volte aggressivi, hanno eccessi di collera e manifestano comportamenti autolesivi. Possono essere presenti anomalie dell’umore o dell’affettività e scarsa capacità di valutazione dei rischi.

 

3. Caratteristiche collegate all’età

 

Nel disturbo artistico, l’interazione sociale può cambiare secondo il livello di sviluppo del soggetto.

Nei bambini di età infantile vi può essere incapacità di stare in braccio; indifferenza all’affetto o al contatto fisico; mancanza di sorrisi finalizzati al rapporto sociale e di risposta alla voce dei genitori ( di conseguenza la famiglia può pensare che il bambino sia sordo ). I piccoli con questo disturbo possono trattare gli adulti come intercambiabili oppure possono attaccarsi ad una determinata persona. Nel corso dello sviluppo il bambino può essere coinvolto passivamente nell’interazione sociale, ma può anche essere più interessato alla stessa.

 

4. L’approccio Etologico

 

Gli etologi hanno strutturato il loro metodo di osservazione considerando tanto i comportamenti e le espressioni del singolo, quanto ciò che accade nell’ambiente circostante.

Nell’autistico si attiva il cosiddetto conflitto motivazionale, che determina comportamenti contemporanei di avvicinamento e di allontanamento come il dondolarsi, oppure rimangono immobili irrigidendosi. Nonostante prevalga l’esitazione nel bambino, si possono notare, concedendogli il tempo di adattarsi alle situazioni nuove, comportamenti di avvicinamento sotto forma di ammiccamenti o di gioco cooperativo; il conflitto motivazionale domina la tendenza a ritirarsi e, a livello emotivo, l’ansia. Tanto più questa condizione si protrae, tanto più per il bambino diventa difficile uscire dalla condizione autistica.

Per tanto, l’autismo è determinato da una serie di fattori che possono intervenire in vari momenti delle prime fasi di sviluppo, nella vita prenatale, durante il parto o eventi post-natali. Le influenze genetiche sono importanti nella determinazione di una differente predisposizione, ma ciò che provoca la sindrome sono condizioni esterne che possono aver influito negativamente sui genitori.

 

5. Il modello sistemico

 

Secondo il modello sistemico, il processo interattivo familiare che porta alle psicosi del bambino, vede il susseguirsi di una serie di rapporti tra i vari individui in cui domina la frustrazione e la delusione. Tale processo vede un iniziale situazione in cui la coppia, costituitasi per cercare delle gratificazioni affettive, si trova ben presto in una situazione di “stallo” in cui ciascuno si ritrae emotivamente all’altro, portando una serie di risentimenti, evitando di chiarire apertamente. In questa situazione in cui domina il rancore reciproco nasce il bambino, che ne viene coinvolto, arrivando ad essere elemento stabilizzante del gioco preesistente. Il ragazzo cresce così in un ambiente in cui la madre è frustrata del rapporto con il partner e insicura nel suo rapporto con il figlio, anche perché non è sostenuta dalla propria madre che la critica per la sua inadeguatezza. Il bambino sperimenta quindi un rapporto la cui immagine negativa gli viene anche confermata dall’atteggiamento del padre e dagli altri familiari, il quale, permissivo, tollerante, istiga il bambino contro la madre.

L’autismo sarebbe la manifestazione della resistenza del bambino di fronte a questo tipo di dinamiche della coppia genitoriale, divenendo anch’egli attore di un dramma familiare in cui domina la strumentalità della relazione.

 

6. Strategie di intervento

 

Affrontare l’autismo di un piccolo paziente presuppone, prima di tutto, la consapevolezza di:

  • viverlo come una “persona” che si sta sviluppando sia fisicamente sia mentalmente;

  • capire quali siano i suoi bisogni, le sue caratteristiche e le sue difficoltà.    

  • predisporre un intervento terapeutico di tipo “relazionale”, in modo da ricreare le condizioni ideali affinché possa riprendere la sviluppo psico-    mentale bloccato o frenato dalla comparsa dell’autismo;

Evitare che il bambino sia ridotto ad un “numero”, non è però utile per rispettare le reali e complesse necessità della persona; è necessario tener conto dei suoi diritti fondamentali che includono, insieme alla qualità della vita, il diritto ad un trattamento idoneo e ad una riabilitazione che porti il soggetto alla massima partecipazione nella vita normale della sua comunità.

 

Intervenire sul problema significa:

  • strutturare un indagine clinica e strumentale;

  •  impostare una valutazione psico-educativa dettagliata che servirà a tracciare un piano di supporto allo sviluppo;

  • iniziare una terapia relazionale al fine di raggiungere i prerequisi per poter iniziare gli interventi riabilitativi e psico-educativi, tenendo anche conto dei fattori evolutivi;

  • ricordare di soddisfare il senso di bisogno e di autosoffisfazione.

Le aree da considerare sono molteplici:

  • disordini sensitivi;

  • difficoltà nella socializzazione;

  • espressioni emotivo-affettive;

  • disturbi cognitivi;

  • disturbi del linguaggio;

  • comportamenti problema

Il raggiungimento dei prerequisiti presuppone:

  •  sviluppo della coordinazione motoria;

  •  sviluppo del linguaggio e delle capacità di comunicare;

  •  controllo delle emozioni;

  •  sviluppo delle qualità affettive e relazionali;

  •  controllo dei comportamenti problema;

  •  sviluppo dell’autovalorizzazione dell’Io.

Tali osservazioni permettono di rilevare che non è sufficiente dare servizi e neppure offrire un vago miglioramento della qualità della vita; bisogna perseguire la qualità degli interventi sull’impatto positivo dell’attività che deve permettere al bambino di superare anche l’indifferenza, per diventare “uomo” inteso come soggetto integrante di un sistema di relazioni, di una rete formata da soggetti, famiglie, gruppi e società.

 

 

Bibliografia essenziale di riferimento

  • Franco Fabbro e Barbara Alberti Il bambino e il linguaggio-Problemi e Soluzioni, Ghedimedia

  • Riccardo Grassi Autismo (congresso )

  • I materiali “La Favelliana” per lo sviluppo e la rieducazione del linguaggio.

 

Elisabetta Ria

Volontario Servizio Civile

Fondazione “R. Semeraro”

Cooperativa “Solidarietà Salento”

 
 

 

ultimo aggiornamento 07-lug-2004    

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